Da una parte la ferrovia del Sempione, dall’altra le acque cristalline del Toce.
In mezzo circa 20.000 piantine di camelia sinensis, ovvero la più grande piantagione di tè d’Italia e del Nord Europa. Siamo in Piemonte, a Premosello, in provincia di Verbania. Siamo più precisamente al centro di un’idea visionaria, quindi di una di quelle storie che amo tantissimo, che ha per protagonista Paolo Zàccara, titolare dell’azienda florovivaistica “La compagnia del Lago” (il Lago Maggiore, le cui sponde sono a una ventina di chilometri).

Prima di avviare questa contivazione, il signor Zaccara si è occupato di azalee e camelie ornamentali per oltre trent’anni. Continua a farlo, peraltro, e anzi qui c’è un video in cui racconta come ha progettato un ombrario tibetano per proteggere le sue camelie più alte dal sole invernale.
Ma torniamo al tè. Qualche anno fa ha acquistato il terreno di Premosello, che si trova alle pendici delle Alpi, irrigato da acque purissime e prive di calcare, ottime dunque per la vegetazione delle camelie sinensis. Peccato che la zona, all’interno del Parco della Valgrande, circondata da boschi e lontana da centri abitati e aree industriali, sia così incontaminata che la possibilità di coltivare quel terreno, prima solo prato e pascolo, a un certo punto è sembrata venire meno, per vincoli ambientali e amministrativi. Un investimento enorme che stava per andarsene in fumo, assieme al coraggio e all’entusiasmo del suo “patron”.

Questi ostacoli fanno parte del percorso di ogni visionario e all’inizio sembrano insormontabili. Sono un appuntamento fisso, sembrano prendere forma proprio da certe credenze e maldicenze altrui, come a convalidare le opinioni delle tante persone che su quel progetto non avrebbero scommesso una lira. Quelle che insomma pronosticano la classica zappa sui piedi, spauracchio vero di ogni agricoltore. Ma se il visionario, pur vacillando perché humanum est, in fondo rimane fedele al suo sogno, succede sempre qualcosa: una nuova legge, una delibera, l’amministratore delegato di una compagnia che ha fiducia nelle sue competenze e che per un po’ lo sostiene economicamente.

E quindi si comincia con le piantine in serra, poi in terra: 100, 500, 5.000…arriverà a 30.000 per entrare in produzione, tra un anno o due, quando avrà tutti i permessi del caso e la possibilità di raccolta e lavorazione meccanizzata, secondo la legge europea.Viaggia, visita le piantagioni asiatiche, impara ancora di più. Dà consigli a chi vuole coltivare le piantine in vaso o avviare una piccola piantagione domestica.

Nel frattempo il novarese Marco Bertona, forse il massimo esperto di tè in Italia, fa prove di essiccazione e lavorazione a mano con i germogli e le foglie più tenere delle camelie sinensis di Premosello. Produce piccole quantita di tè bianco, tè verde e tè nero. Proprio quest’ultima tipologia, nel 2019 viene selezionata dalla giuria internazionale del Black Tea Tasting Competition, in Cina. Un centinaio i candidati e ovviamente dai paesi più affermati e legati alla tradizione: Cina appunto, India, Giappone, Sri Lanka. Ma, sorpresona, il tè nero del verbanese vince il Gold Award, il premio più ambito della categoria!
La morale è che le visioni sono favole a lieto fine.

PS.: La strada per la visione, cioè per la piantagione, non è ben segnalata (lo sarà in futuro, ne sono certa, perché organizzeranno anche degustazioni e cerimonie del té): ma è bello anche andare in esplorazione, indovinarla, chiedere ai locali. Se vi capitasse di attraversare la Val d’Ossola in treno potreste addirittura osservare questa inedita distesa verde dall’alto, dato che la ferrovia passa giusto sopra i campi (il che mi ha ricordato moltissimo le piantagioni che ho visitato un anno fa in Kerala). Sul sito della Compagnia del Lago trovate comunque più informazioni e anche un numero di telefono cellulare. A noi ha risposto direttamente Paolo, gentilissimo, la voce calda, come il sorriso. Infatti poi l’abbiamo trovato lì, da solo, un sabato pomeriggio, a lavorare tra i filari di tè.